Assemblea Regionale Siciliana

Contenuto della Pagina
The Sicilian Regional Assembly
Attività politica e Comunicati
Informazione e Documentazione
The Norman Palace
Relations with citizens
Discorso di insediamento del Presidente
2ª SEDUTA - VENERDÌ 23 MAGGIO 2008

PRESIDENTE CASCIO: Signor Presidente della Regione, Onorevoli colleghi, sono onorato della fiducia che avete voluto accordarmi, affidandomi la Presidenza di questa istituzione, che affonda le sue radici in tempi antichi e scolpisce in modo indelebile passato e presente della nostra stessa civiltà. Istituzione quindi altissima, non soltanto in quanto epicentro legislativo di questa terra, ma poiché essa assomma e congloba in sé il carattere genetico del popolo siciliano, recando, con orgoglio e forza dirompente, il marchio distintivo della nostra storia di Regione autonoma. Mi gratifica, questo impegno che assumo con orgoglio, emozione e spirito di servizio e di cui avverto la pregnanza con grande intensità.

La consapevolezza, infatti, che nella qualità di Presidente, i dilaterà inevitabilmente il raggio delle conseguenze di ogni mia azione, mi fa avvertire forte il peso di questo ruolo e l’importanza che gli elementi di equilibrio e oculatezza devono avere, come fattori non complementari, ma bensì intrinseci al suo stesso assolvimento.

Per questo onorevoli colleghi, nell'esercizio della mia funzione, pur riconoscendomi espressione di una maggioranza ben definita, l’imparzialità sarà la mia guida, la mia linea direttrice. Questo è lo spirito di fondo che mi anima ed è l’impegno che assumo con tutti voi.

Sono convinto che il sereno e fecondo svolgimento della vita parlamentare dipenda anche dalla capacità del Parlamento e del Governo di interfacciarsi in modo armonico, per scongiurare paralisi e incomprensioni che sarebbero dannose alla Sicilia!

E’ un Parlamento vicino alla gente quello che immagino ed agogno. Un Parlamento che sappia farsi interprete dei bisogni dei siciliani e che sappia chiedere a se stesso comportamenti improntati al rigore. Ritengo che in questo senso, il rispetto regolare e programmato del calendario dei lavori d’aula, l’attività delle commissioni parlamentari, la presenza assidua e puntuale di noi colleghi, possano tutti concorrere a riaffermare un’immagine di rigorosa e di composta responsabilità.

È quindi della maggioranza e dell’opposizione che io voglio essere il Presidente, di tutta l'Assemblea, anche di coloro che hanno ritenuto legittimamente di non darmi il voto.

In un sistema democratico, l'opposizione costruttiva è necessaria. È solo il confronto delle idee, anche le più differenti, che svela le fragilità e le lacune delle diverse posizioni e può, quindi, farci addivenire alla soluzione più opportuna. Ed è in questo raffronto che si tesaurizza e si alimenta la stessa vitalità del Parlamento!

Onorevoli colleghi, in questo tempo in cui la politica è sovente colpita dall’onda d’urto di una concezione blasfema e falsamente aprioristica, che ci identifica come “signori feudali che ingrassano all’ombra dei privilegi di casta”, arduo è lo sforzo che siamo chiamati a compiere per riaffermare la nostra affrancazione da questi stereotipi.

Se non vogliamo vedere appiattito, umiliato e sconfitto il valore istituzionale dei nostri ruoli e non vogliamo che questo Parlamento venga assimilato ad un malato che attende solo di spegnersi, consumandosi in una lenta agonia, dobbiamo avere la volontà e il coraggio di tornare a respirare quel buon odore di rigore istituzionale e prima ancora morale.

Dobbiamo avere la forza di alimentare dentro di noi un sussulto d’orgoglio siciliano, che ci impedisca di cedere all’indolenza e alla superficialità nel legiferare e che ci inciti a levare da questi scranni un grido di ribellione e di disgusto per la volgarizzazione e la scarnificazione della politica nella sua vera e alta essenza, affinché la stessa ritorni alla sua funzione aristotelica di servizio alla collettività e non appaia più come un cadavere dallo spirito vagante!

Onorevoli colleghi, numerose critiche si muovono all’attività parlamentare. E noi non dobbiamo rimanere indifferenti ad esse!

Affinché la nostra sia una politica vivente dobbiamo sviluppare la capacità di ascoltare il substrato culturale e sociale del territorio. Prendere in considerazione nella nostra attività, le istanze della società civile, perché non si può legiferare e modellare le leggi disancorandole dalla realtà e dal contesto in cui insistono. Il principio di sussidiarietà richiamato dalla nostra Costituzione all’art. 3 sottende che “la prossimità ai bisogni è condizione privilegiata per soddisfarli”. Un legislatore democratico non può disattendere mai la condizione umana del suo popolo, non può prescindere dall’accezione di democrazia come giustizia sociale. E la condizione umana dei siciliani deve essere la stella polare di chi rappresenta il potere legislativo, cioè di noi, onorevoli colleghi!

Grave errore di presunzione sarebbe il nostro, se respingessimo le pulsioni, anche critiche, del nostro popolo, che qui siamo chiamati a rappresentare.

Così, dobbiamo ricondurre al centro e al ruolo di protagonista supremo la funzionalità dell'Assemblea che, purtroppo, talvolta, è rimasta impantanata in ingranaggi farraginosi, che hanno ostacolato la fluidità dei lavori d’aula. Quasi tutti i partiti in sede di presentazione dei programmi elettorali sono stati consegnatari di un’esigenza di rinnovamento, di ammodernamento, da parte dei nostri cittadini. Il popolo troppo spesso disilluso, in mille modi diversi ci ha rivolto un appello accorato, investendoci della precisa responsabilità di cercare e di trovare un dialogo trasversale per conferire speditezza all’attività legislativa, senza per questo trascurare gli standard qualitativi della produzione normativa.

Dobbiamo farci interpreti di quel diffuso stato di disagio che alberga nella pubblica opinione, a causa dei ritardi, delle omissioni e delle remore, che accompagnate, talvolta, a scarsa chiarezza nello svolgimento dei nostri lavori, hanno inficiato la possibilità di questo Parlamento di rispondere ad un decoroso indice di rappresentatività, che è punto cardine di ogni democrazia pluralista!

Onorevoli colleghi, da noi deve partire l'esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l'esempio di onestà e di rettitudine.

Dobbiamo essere intransigenti innanzitutto verso noi stessi, se vogliamo poi esserlo verso gli altri.

Rammentiamoci, sempre, che i giovani ci stanno a guardare! Dobbiamo con la nostra attività quotidiana e con la nostra condotta essere per loro un valido esempio e far sì che essi, stimando i membri del Parlamento, al Parlamento guardino fiduciosi. Solo così potremo incitarli a perorare democraticamente le loro proposte, perché il collante di un popolo e la tolleranza dell’altro nascono dalla capacità di saper ricondurre i conflitti e le tensioni personali al dialogo. Le cronache di questi giorni sono costellate di racconti dell’orrore, per l’efferatezza dei continui episodi di violenza, che spacca il cuore delle nostre famiglie.

Da quest’Aula, allora, deve partire un messaggio fortemente stigmatizzante: anche davanti a contrapposizioni forti la prepotenza e la prevaricazione non sono mai vincenti! Ciascuno di noi ha un influsso sulla coscienza collettiva. Non parlo soltanto a dei parlamentari, ma a delle madri e a dei padri e quindi confido che sapremo trovare, mediante la dialettica democratica, la sintesi delle nostre istanze e caratterizzare dunque questa legislatura non per la sopraffazione degli uni sugli altri, ma bensì per il confronto degli uni con gli altri. Se non saremo in grado di assolvere a questo compito snatureremo il Parlamento della sua vocazione naturale: la sua funzione collettiva. Ma perderemo altresì la sfida più importante: la conservazione e la sostenibilità della Sicilia nel mondo globalizzato e la sua capacità di ritagliarsi un posto dignitoso in un quadro che attraverso l’Europa ci fa interagire con le democrazie occidentali più avanzate. Lo sviluppo non si  costruisce soltanto sui processi economici, ma anche su un solido substrato sociale, che è il portato di un popolo maturo e civile. Perciò, se lasciamo che tra i giovani e noi si erigano barriere, condanneremo questa terra all’involuzione, perché la gioventù di oggi è la classe dirigente di domani! Ma condicio sine qua non del domani è la diffusione di una cultura dello sviluppo che abbia marcati a fuoco i caratteri della legalità! Dove c’è mafia e dove i diritti vengono tramutati in favori, non c’è libertà e quando in una terra la libertà è perduta, tutto è perduto.

Non dimentichiamo mai coloro che la mafia l’hanno combattuta a viso aperto.

Non saremo degni di rappresentare la Sicilia, se da questi scranni non saremo capaci di difenderla, quale madre feconda di figli generosi che, ripetute volte le sono stati brutalmente strappati dal grembo, come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Di quest’ultimo proprio oggi ricorre il triste anniversario del suo barbaro assassinio.

Una Sicilia troppo spesso irrorata non da linfa vitale, ma dal sangue dei suoi martiri  e sovente costretta a farsi scudo da quanti, e ce ne sono, sui lividi spingono ancora, violandola, talvolta, anche con il blasfemo disconoscimento della sua parte sana; che è la maggior parte.

Se noi qui, nel cuore della funzione legislativa, abdicassimo o mostrassimo tentennamenti di sorta alla ricerca di strumenti volti ad agevolare l’iniziativa economica pulita, a sostenere l’occupazione e la meritocrazia, a  bandire il lavoro precario, e quello nero e insicuro,  scaricheremmo vigliaccamente il peso della ribellione sociale contro cosa nostra solo sulle spalle della magistratura, delle forze dell’ordine, dell’imprenditoria. Forze queste che hanno già compiuto un grande cammino di coraggio, mettendosi in gioco per primi, al fine di vederci davvero liberi dal racket e da ogni ricatto della criminalità. Forze queste che insieme danno al mondo l’immagine della reale fisionomia della Sicilia: quella onesta, quella che produce e che lavora.

L’indirizzo di fondo dell’Assemblea Regionale Siciliana deve caratterizzarsi per un’attività legislativo-parlamentare decisa e intransigente contro la corruzione, le clientele, i favoritismi, perché anche queste sono vie d’accesso cavalcate dalla criminalità.  C’è la mafia che spara e quella che non spara più, perché pensa di tenerci sotto scacco aggredendo i nostri appalti, distorcendo la trasparenza amministrativa, insidiando, puntualmente, con meccanismi studiati ad orologeria, il nostro tessuto connettivo, per sfinire le nostre imprese, contaminare la fiducia dei cittadini nella pubblica amministrazione, passando per i nervi scoperti di una burocrazia difettosa. La confusione amministrativa è uno dei fattori di maggiore ostacolo all'attività economica in Sicilia, poiché allontana i potenziali investitori.

Dobbiamo forgiare il carattere del Parlamento sull’impronta dell’efficientismo, perché laddove la pubblica amministrazione s’inceppa, si scava un solco profondo tra amministratori e cittadini, che presta il fianco a condotte clientelari. Quindi dovrà essere una priorità di questa nuova legislatura attivare una razionalizzazione amministrativa. In questa direzione, mi auspico un serio impegno sulla strada della delegificazione e della semplificazione anche legislativa. Rivitalizzando le potenzialità del nostro Statuto, inoltre, si potrà rimediare a quello scollamento degli apparati amministrativo-burocratici dai principi di efficienza e di trasparenza della Pubblica Amministrazione.

A tal proposito un valido aiuto può venire dai testi unici, per riunire in modo coerente l’iperproduzione legislativa di tanti anni di attività.

C’è la necessità di una piena attuazione del nostro Statuto, ma anche di coniugarlo con l’evoluzione del contesto istituzionale. Infatti, immobilismo e inefficienze sono state spesso attribuite alla riforma del Titolo V della Costituzione, accusata di avere generato un regionalismo esasperato e di non aver saputo predisporre un’adeguata interlocuzione tra diverse realtà, quali  Comuni, Province, Ato, Asi, spesso in conflitto tra di loro in mancanza di un coerente criterio guida di fondo.

Inoltre vanno riviste le relazioni finanziarie con lo Stato, per creare la cosiddetta fiscalità di vantaggio. Lo Stato non sempre è riuscito a sviluppare una efficace azione di perequazione delle risorse pubbliche tra le diverse aree del Paese, e la Sicilia in particolare ne è risultata penalizzata. La capacità di un’attenta valutazione della spesa pubblica, di un giudizio ex ante della congruità della copertura finanziaria di una legge di spesa, dà la certezza delle risorse disponibili in bilancio. Perciò l’Assemblea deve assolvere il proprio compito legislativo confidando sulla disponibilità di risorse reali e sufficienti a raggiungere gli obiettivi individuati.

Ma non va dimenticato che si possono produrre importanti normative senza che vi sia a monte la necessità di sforzi finanziari!

Lo Statuto siciliano ci qualifica per la maggiore autonomia soprattutto nel campo finanziario. La finanza regionale siciliana non è stata architettata dal costituente per semplici fini di autogoverno e di decentramento amministrativo, ma bensì per consentire di passare ad un processo di autentico auto sviluppo. Siamo quindi chiamati a individuare gli elementi potenziali di crescita nei comparti economici, attraverso l’incremento degli investimenti e dell’occupazione. Indubbiamente i poteri di politica economica, attribuiti alla Regione Sicilia, costituiscono un eccezionale modello, sulla cui falsa riga, è stato possibile costruire una forma di autogoverno.Però, non può sottacersi il sottobosco di riottosità e ritardi, che hanno condizionato il rilascio delle potenzialità insite nello Statuto siciliano; e che ci debbono fare riflettere.

Se il sistema di finanziamento della Regione, come delineato dallo Statuto, partiva dal presupposto che essa fosse in grado di provvedere all’esercizio delle sue funzioni mediante le entrate patrimoniali e tributarie spettanti, tuttavia, lo sviluppo di una politica autonomista è stato influenzato negativamente da una esasperata tendenza centripeta, che ha determinato l’erosione delle risorse di spettanza della Sicilia. Dando piena attuazione allo Statuto si può invertire la rotta verso la rinascita! Il federalismo poi, è una realtà istituzionale necessaria al Sud per favorire iniziative territoriali che implementino lo sviluppo.

Inoltre, onorevoli colleghi, ci scontriamo con esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica, il cui contenimento non può però compromettere i livelli qualitativi dei servizi. Ecco che anche su questo versante, l’efficacia e l’efficienza nella organizzazione amministrativo-burocratica è un obiettivo prioritario, così come lo è la conoscenza dei fatti derivanti dall’analisi dei rendiconti. La trasparenza assurge a bene pubblico, che noi dobbiamo garantire ai siciliani, per consentire loro di formulare un giudizio consapevole sull’attività di chi governa.

Onorevoli colleghi, questo Parlamento, in nome dello sviluppo della Sicilia, è chiamato altresì a fronteggiare quel sentimento di insicurezza, che è ormai invalso nei nostri concittadini, a causa dell’aumento esponenziale della microcriminalità, legata anche alla grave crisi occupazionale. Facciamo convergere le nostre energie per ragionare su una riforma del lavoro e della formazione che dia nuova linfa al sistema, ma, al contempo, contrastiamo anche quanti alimentano un sentimento di smarrimento nella nostra popolazione, disseminando pretestuosi timori all’alba di ogni grande opera, come a voler erroneamente sospingere una cultura carsica che induca a pensare che in Sicilia nessuna infrastruttura, o impianto portuale o commerciale strategico per la movimentazione dei flussi economici, si possa realizzare senza che su di essi aleggi lo spettro della longa manus della mafia. Se accogliessimo una tale idea  - su cui molti hanno impuntato anche le contestazioni alla costruzione del Ponte Sullo Stretto - e ci lasciassimo tramortire dalla paura, bloccheremmo lo sviluppo e ci fossilizzeremmo!

Ma a noi spetta anche il compito della ricerca di una normativa che sappia riequilibrare il rapporto uomo-ambiente, perché non si abbattano anche sulla Sicilia disastri come quello che ha investito la Campania!

Ragioniamo poi, anche su come valorizzare le nostre fonti endogene d’implementazione economica, attraverso quel volano eccezionale che è il turismo e mediante leggi che collochino l’imprenditoria locale in un’ottica internazionalizzata, che facilitino l’ottimizzazione dei processi d’impiego dei fondi strutturali e non disperdano le risorse a nostra disposizione fino al 2013, consentendoci di trasformare i capitali in segni tangibili di progresso, rispettando al contempo la vocazione mediterranea della Sicilia.

Onorevoli colleghi, il cambiamento parte dalla mentalità nostra e della nostra gente!

Tutti noi dobbiamo lasciarci avvolgere dall’idea che il futuro si conquisti con il sudore e la fatica del lavoro, rifuggendo da facili scorciatoie.

Così, il futuro parte dalla meritocrazia degli uomini nelle cui mani riporremo ruoli chiave ad ogni livello, parte dalla nostra capacità di vivere il presente con l’intelligenza di selezionare, con scrupolosità e per criteri meritocratici, i  funzionari che sceglieremo, gli studenti che premieremo, le aziende che sosterremo, i progetti che approveremo, i pubblici appalti che affideremo!

La Sicilia non può perdere questa sfida, tanto più all’alba dell’area di libero scambio del 2010!

Peraltro, a fronte della nostra posizione geograficamente, e non solo, strategica, il buon andamento che riusciremo a imprimere alle nostre istituzioni, potrà fungere da stimolo per la risoluzione dei conflitti e delle piaghe che ancora attanagliano molti dei paesi transfrontalieri e gravano di una pesante ipoteca le relazioni fra i popoli del Mediterraneo. Così come dimostra l’imponente flusso di immigrati che ogni giorno bussa alla nostra porta!

Le nostre istituzioni devono, a fronte di questa nostra centrale collocazione nell’alveo della cooperazione euromediterranea, saper essere il valore aggiunto di una testimonianza di aggregazione, di sviluppo e di pace.

Un Parlamento, il nostro, che deve pensare e fare per una Sicilia che non sia soltanto la somma di una dimensione regionale, ma che sia una realtà dalla forte personalità all’interno dello scacchiere nazionale e sappia altresì assurgere ad una dimensione europea, rispondendo con strumenti adeguati alle aspettative comunitarie. Questo è necessario per cogliere opportunamente la dimensione globale e globalizzata, dove cambiano i mercati e le culture e dove prende forma un rinnovato assetto istituzionale e una nuova capacità di interrelazione fra le istituzioni stesse. Coniugarsi con la dimensione europeista, però, non significa scolorire la nostra identità, ma vuol dire, acquisire caratteri allargati che ci aiutino, da un lato, a migliorare i deficit per essere competitivi e, dall’altro, a preservare le nostre virtù.

Onorevoli colleghi la cosa giusta in politica, come nella vita, spesso è la più difficile da fare, ma la fisionomia della prosperità di un popolo non può avere un volto diverso dalla dignità, dalla verità, dalla libertà! Questo è il messaggio che deve indirizzare il cammino di questo Parlamento, in ossequio ai siciliani tutti e a quelli che in nome di questa Sicilia e del nostro benessere hanno sacrificato la loro stessa vita!

Voglio augurare a me stesso e a voi un’interlocuzione ed una collaborazione franca e serena, affinché possiamo rivelarci tutti all’altezza dell’imponente impegno che ci attende, perché nelle nostre mani è il destino di questa terra di Sicilia!

Grazie e buon lavoro!

2ª SEDUTA - VENERDÌ 23 MAGGIO 2008

/tour/tour360/index.html
/deputati/default.jsp
latest news
Home Page Text Only Site Guide   Feedback   FAQ   Glossary   Search   Reserved Area Credits
Italiano   English   Español   Français   العربية
Text Only Options

Top of page


Text Only Options

Open the original version of this page.

Usablenet Assistive is a UsableNet product. Usablenet Assistive Main Page.